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La vie en rose



"Voilà le portrait sans retouche de l’homme auquel j’appartiens."


Così cantava Edith Piaf.


Parigi è magica, 

Ogni passo che facevo calpestando le foglie secche per strada, strabuzzando gli occhi ad ogni angolo.

Librerie, caffè, pub, parchi, monumenti, palazzi maestosi, ponti, metro, tanta metro e poi profumo di croissant e pain au chocolat. Io che avevo una fame quasi ossessiva ogni 3 2 1, che mi contavo i soldi nel portafoglio per vedere quanto ancora potevo mangiare. Non ho comprato nulla da portare a casa, mi porto dietro semplicità e tante foto.


Ci voleva.


Ebbene, partiamo e atterriamo in una uggiosa Parigi stranamente mite. Con dei maglioni super pesanti in valigia, sono stati giorni caldissimi, vi ho detto tutto. 


Il tempo di qualche mezzo di trasporto e arriviamo nel quartiere Avron, dove ci attendeva una piccola mansarda di 40 mq perfettamente parigina (anche nella polvere), dopo tutto per apprezzare la Francia si deve pensare da francesi no? Allora, decisi che non mi sarebbe importato della polvere o di un letto con delle lenzuola non perfettamente pulite o forse usate, entrai nello spirito.


Comprai anche del roquefort, un formaggio tipico della Francia centrale e la prima sera cenammo su un piccolo tavolino rosa degli anni ’70 con pane, roquefort e prosciutto crudo. 


La mattina ci svegliammo presto, di corsa dovevamo andare a far visita e perché no anche colazione a Saint-Germain des Prés nel leggendario caffè parigino Les Deux Magots frequentato da artisti e scrittori del passato come Picasso, Hemingway, Camus. Dovevo mangiare almeno il cornetto e così ci sedemmo con l’ansia del conto, suvvia 2 cornetti e un succo di arancia naturale quanto mai possono costare? Sedetevi comodi e godetevi la magia, bastano 15€ e rimarrete con tantissima fame ma almeno potrete vantarvi di esserci stati e per un attimo potete autocelebrarvi. 


Ancora affamati ci spostiamo per iniziare il nostro giro per la città, sali e scendi di metropolitain da un arrondisement a un altro. Decisi sin da subito che non avrei perso un minuto rinchiusa nei musei a far file e a spendere tutti i miei soldi, volevo vivermi Parigi in strada, in mezzo ai francesi, in mezzo alle sue vie e perdermi lì dentro. Riuscimmo a non perderci molto spesso, anzi a volte perderci è stato d’aiuto per scovare posti magici. Fotografavo il banco di ostriche, le sale da tè, le boulangerie, i mercati e i fiori. C’era magia, voi ci credete alla magia? Io ancora sento i brividi per l’emozione. Mi manca sentirmi leggera come mi sentivo lì.


Visitammo tutta Parigi, non ci siamo fatti scappare nulla, correvamo e mangiavamo. Ci ritrovammo nella strada dello street food, riuscimmo a mangiare una crepe salata e scappammo per continuare la nostra corsa. Pensavo solo a una cosa “éclair”, trovai un posto dove avevano più di 100 gusti, per fortuna lì ne avevano solo 15 così mi venne meglio scegliere l’éclair che volevo assaggiare e innamorarmi. Così fu. Scegliemmo un posto sul prato proprio di fronte al Louvre e lì addentai il mio primo éclair, fuochi d’artificio e occhi a cuoricino. Crema alla vaniglia, un super sottile strato di mattonella di cioccolato e secondo strato di crema alla vaniglia ricoperta da granella di zucchero. Ero strabordante di felicità. 


 Per bruciare tutte quelle calorie sarei dovuta tornare in Sicilia a piedi.


Il giorno dopo li bruciai eccome.  Dove? Al cimitero di Père-Lachaise. Se non ci siete stati non capirete quanto sia grande, ricopre una superficie di 44 ettari. All’entrata vi si trova la mappa con i vari settori numerati e le centinaia di divisioni per aiutarvi meglio alla ricerca del vostro personaggio a cui volete fare visita. Ricco di monumenti funebri, riposano personaggi famosi come Oscar Wilde, Jim Morrison, Chopin, Proust, Seurat, Edith Piaf, George Mélies e tanti altri. Fra questi era mio desiderio visitare e in qualche modo salutare e ringraziare due dei miei artisti che rendono ciò che sono quella che sono, Edith Piaf e George Mélies. Non vi nascondo la mia commozione quando vidi la tomba di Edith. Ancora ho i brividi. Camminammo tanto, tantissimo, eravamo stanchi ma ancora era solo la mattina, dovevamo visitare Montmartre.


Montmartre è come ci si aspetta che sia, rue Lepic, Pigalle con il suo Moulin Rouge, le taverne artistiche come Le Chat Noir, i sexy shop, il museo erotico. Non è altro che il simbolo della Bohème della fine del diciannovesimo secolo. Chissà quante volte artisti come Van Gogh o Picasso camminarono su quei marciapiedi, luogo prediletto dai pittori divenne un posto ricco di divertimento e assenzio, tanto assenzio. E in qualche modo questo posto è riuscito a farmi sentirne la magia.


E cos’altro è la magia se non l’amore per la vita? Amare e lasciarsi amare. Si sa amare non è facile, è un lavoro a tempo pieno, sopportare gli sbalzi di umore, non essere mai d’accordo su niente, domandarsi se è davvero felice di passare il tempo con te. Poi però ti sorprende con un viaggio inaspettato e allora capisci che momenti di nasi colati e occhiaie perché non dormi la notte, a mille errori e fraintendimenti, si frappone un eterno abbraccio, attimi di paura riempiti da baci e silenzi non più imbarazzanti, perché a noi piace il rumore del nostro silenzio, perché il suono dell’amore non è caos, è pace, è sicurezza. E quindi voglio vivere sempre in quell’abbraccio. Amare è redenzione e perdono. Amare qualcuno è magia. 






Eclair (pasta choux) l’impasto è lo stesso dei bignè che preparo solitamente.

-          150 ml di acqua

-          100 ml di latte

-          3 g di sale

-          8 g di zucchero

-          110 g di burro

-          155 g di farina

-          280 g di uova


Per la crema chantilly (a Parigi la mangiano come se fosse gelato, la mettono nel cono, WOW!)

-          200 ml di panna fresca da montare

-          Una bacca di vaniglia

-          Zucchero a velo



Per guarnire

-          250 g di cioccolato fondente

-          100 ml di panna fresca liquida

-          30 g di burro


In una casseruola versate l’acqua, il latte, il sale e lo zucchero, portate a bollore. Aggiungete la farina setacciata a pioggia e mescolate con un cucchiaio di legno. Si formerà una pastella che si staccherà dai bordi. Mettetela in una ciotola, versate le uova uno per volta, io metto 5 uova di solito. Mescolate energicamente con una frusta a mano e quando diventerà una composto omogeneo versatelo in una sacca da pasticcere con bocchetta larga. Fate delle strisce di 10-12 cm, mettete in forno preriscaldato a 190° per 15-20 minuti. Devono risultare dorati e asciutti come pane.

Fate raffreddare.

Incidete la bacca di vaniglia e con la punta del coltello raccogliete tutti i semi. Per montare più velocemente la panna mettetela 10 minuti in freezer prima di montarla. Montatela con i semi della vaniglia e lo zucchero a velo. Riempite gli éclair con l’aiuto di una siringa o una sacca da pasticcere. Fateli riposare qualche minuto in frigo prima di guarnire con il cioccolato.

Nel frattempo dedicatevi a fondere il cioccolato a bagnomaria con 100 ml di panna liquida. Quando il cioccolato sarà tutto sciolto aggiungete un pezzetto di burro così diventerà più lucido. Tuffate la superficie degli éclair nel cioccolato fuso.

Vi sentite a Parigi?  








“Quand il me prend dans ses bras

  Il me parle tout bas

  Je vois la vie en rose”



Love,

Angela




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